Trascrizione
Emily: Ricordi quando Gesù andò nel deserto e trascorse un lungo periodo senza cibo, pregando e combattendo contro la tentazione? C’è un momento in cui è tentato di trasformare le pietre in pane.
Edmund: La Bibbia dice che dopo che Gesù fu battezzato da Giovanni, fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Lì pregò e digiunò per 40 giorni, e la Bibbia poi dice che dopo… ebbe fame.
Emily: Siamo sicuri che ogni singola riga della Scrittura sia ispirata da Dio?
Edmund: Ok, so che sembra ovvio e superfluo dire che Gesù ebbe fame dopo non aver mangiato per quaranta giorni. Ma pensa al motivo per cui la Scrittura lo menziona. Noi crediamo che Gesù sia pienamente uomo e pienamente Dio. Quindi, pur essendo pienamente umano, sappiamo anche che può camminare sulle acque e guarire le persone, e che è persino risorto dai morti. Quindi non è così assurdo chiedersi, dopo 40 giorni senza mangiare: Gesù ha fame?
Emily: Le Scritture ci mostrano che Gesù prova ancora la fame fisica, la sete e la sofferenza che proviamo noi, anche se è Dio. Non solo comprende i nostri bisogni, ma li ha effettivamente provati, esattamente come una persona umana prova il desiderio che i propri bisogni siano soddisfatti.
Edmund: E Gesù sperimenta anche la tentazione, proprio come tutti noi. Il diavolo tenta Gesù nel deserto dicendogli: “Se tu sei il Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pane”. Ma Gesù risponde: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio”.
Emily: Il pane compare spesso nella Bibbia. E in questa tentazione di Gesù, così come nel modo in cui Gesù ci insegna a pregare, siamo sfidati a pensare ai nostri bisogni in modo radicalmente diverso.
Edmund: Quando i discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli insegna loro il Padre Nostro. E nel Padre Nostro, Gesù ci insegna a pregare: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Nelle prime tre richieste del Padre Nostro, preghiamo per il nome, il Regno e la volontà di Dio. Nelle quattro richieste successive, Gesù ci invita a rivolgerci a Dio per tutti i nostri bisogni.
Emily: Il Catechismo dice, in una frase significativa del paragrafo 2828 sulla frase «Dacci» “é bella la fiducia dei figli che attendono tutto dal loro Padre.” Pregare Dio con le parole “Dacci” è un atto di fiducia e fede infantile in Dio. Siamo invitati a essere come bambini che chiedono al padre ciò di cui hanno bisogno con amorevole fiducia. E Gesù ci insegna che Dio può prendersi cura di noi e lo farà perché ci ama come un padre.
Edmund: Gesù ci insegna a pregare “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, anche perché riconosce che Dio è un Padre buono per tutte le persone. Preghiamo per “noi” e per i nostri bisogni in solidarietà con tutti coloro che sono nel bisogno.
Emily: Ma pregare per il nostro pane quotidiano ci insegna anche a pensare a qualcosa di più dei nostri bisogni materiali. Siamo stati creati per provare fame fisica, ma Dio ci ha creati anche con una fame spirituale.
Edmund: Che lo sappiamo o meno, proviamo una profonda fame spirituale di Dio, della Sua parola e della comunione con Lui. Quando Gesù dice al diavolo che «non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio», ci sta mostrando che esistono bisogni più profondi e importanti di quelli fisici.
Emily: Possiamo e dobbiamo anche desiderare cose come la giustizia e la pace. Desideriamo che i nostri bisogni fisici e spirituali siano soddisfatti, ma anche quelli degli altri. Il Catechismo dice al paragrafo 2835: “Perciò il senso specificamente cristiano di questa quarta domanda riguarda il Pane di vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia.”
Edmund: Ma il Catechismo ci insegna anche che ci sono diversi livelli nel termine scelto da Gesù per descrivere questo pane per cui preghiamo. Gesù ci ha insegnato a pregare per il nostro pane «quotidiano». E questo termine nella Scrittura ha più di un significato. Il termine originale usato nella Scrittura non compare in nessun altro punto del Nuovo Testamento. Significa sia il giorno attuale, ma anche, più letteralmente, il pane «super-essenziale».
Emily: Questo è un riferimento diretto al pane della vita, il corpo di Cristo. Gesù è il Verbo fatto carne, ed è il vero pane della vita che ci viene dato nell’Eucaristia. Senza Gesù, senza l’Eucaristia, non abbiamo la vera vita dentro di noi.
Edmund: Quindi, in definitiva, l’Eucaristia è il nostro vero pane quotidiano. Dio nostro Padre ci invita, come suoi figli, a chiedergli ciò di cui abbiamo bisogno. Ma Lui sa meglio di noi ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Ecco perché Gesù ci insegna a non chiedere solo per i nostri bisogni fisici, ma a chiedergli il pane del cielo. E durante la Messa, siamo nutriti con il vero cibo che ci nutre corporalmente e spiritualmente. Ascoltiamo la Parola di Dio e riceviamo la Parola fatta carne, il pane della vita: Gesù stesso.
Emily: Il Catechismo dice: «Cristo stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste». (CCC 2837). E, ricordando questo, siamo invitati a rivolgerci a Dio in preghiera per tutti i nostri bisogni.